Le mostre di Accademia

Per diffondere la cultura del silenzio, del rispetto dei luoghi, della ricerca e della meditazione interiore, del piacere di re-imparare a riascoltare: suoni, voci, natura…

I taccuini del Silenzio

agili piccoli volumi da tenere in tasca, da leggere in una pausa della giornata, per una riflessione, un attimo di raccoglimento con noi stessi

Gli spettacoli di Accademia

l’Accademia del Silenzio, organizza con i propri sostenitori silenti numerosi incontri durante l’anno, manifestazioni artistiche e culturali, incontri con autori e professionisti del silenzio

La scuola del Silenzio

l’Accademia del Silenzio, organizza durante l’anno corsi per ...

I convegni di Accademia

l’Accademia del Silenzio, organizza con i propri sostenitori silenti numerosi incontri durante l’anno, manifestazioni artistiche e culturali, incontri con autori e professionisti del silenzio

Visualizzazione post con etichetta accademia del silenzio. Mostra tutti i post
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giovedì 20 settembre 2012

Appuntamento a Torino Spiritualità

Appuntamento con il silenzio, a Torino, nell'ambito della rassegna "Torino Spiritualità". In programma,
MERCOLEDì 26 SETTEMBRE dalle 14.30 - 16.30 | Circolo dei lettori, Sala Gioco NICOLETTA POLLA-MATTIOT Le orecchie non hanno palpebre Ascolto sinestesico del silenzio, linguaggio delle emozioni, esercizi di parlar tacendo Immerso in un continuo sottofondo di sollecitazioni acustiche, esposto alla luce del frastuono, l’ascolto s’abbaglia. Eppure un timpano sano è in grado di risuonare con vibrazioni inferiori al diametro di un atomo. Si può provare a sintonizzarsi su questa inflessione fugace? Che suono sarà mai quello che accarezza i sensi con tale gentilezza? Che cosa si prova dentro il nostro silenzio e davanti a quello degli altri? E come dialogare senza parole?

mercoledì 18 luglio 2012

A scuola di silenzio

Andare a scuola di SILENZIO. Concludere le vacanze con tre giorni di lezioni e seminari per sperimentare un nuovo modo di ascoltare e di comunicare. Dal 30 agosto al 1 settembre, Accademia del silenzio, propone ad Anghiari (Arezzo) sei seminari, a scelta per esercitarsi nella pratica del silenzio e nella comunicazione senza parole. Dal silenzio poetico al silenzio escursionistico, dalla meditazione alle tecniche di comunicazione non verbale, al cinema. Ecco, ad esempio, la proposta dei suoi fondatori L’alfabeto del silenzio:
 il linguaggio delle emozioni. Percorsi di comunicazione oltre le parole
 Risvegliare i sensi, tutti e cinque (vista, udito, tatto, olfatto, gusto) per sviluppare un ascolto sinestesico del silenzio. Sintonizzarsi sulle emozioni. Ci si può ritrovare senza parole perché quello che si prova è incontenibile, più grande, più mobile, immensamente più bello o drammaticamente più brutto, di quanto si può rendere a parole. Dialogare senza parole. Ci si può mettere in relazione con un’altra persona anche senza ricorrere al linguaggio verbale, abituarsi a leggere fra le righe, ad ascoltare i gesti, a condividere gli sguardi, a cogliere le pause.
 Attraverso letture, ricordi, scrittura personale, esperienze, percorsi individuali e di gruppo, si esplora il linguaggio del silenzio e la possibilità di trasformarlo in azione e scelta, strumento di comunicazione e di relazione (Laboratorio a cura di Nicoletta Polla-Mattiot). Scrivere le silenziose metamorfosi della vita Parleremo pacatamente del silenzio vivo e presente che ci avvolge, rispettandoci o interrogandoci, e poi dei silenzi che abitano soltanto dentro ciascuno di noi. Ignoti a chiunque altro. Mediteremo dei silenzi che incontriamo nelle metamorfosi liete e drammatiche dell’ esistenza. Del silenzio che si impadronisce del tempo e dei luoghi, ogniqualvolta ogni suono, segnale, effetto acustico non scompaia del tutto, ma si attenui. Del silenzio, che non è metafora del nulla, della assenza assoluta, della mancanza di vibrazioni vitali; del silenzio, che ci educa ad essere più cauti, sobri, benevoli nella ricerca di parole e presenze, umane e non solo, capaci di aiutarci a comprendere e a decifrare il senso di ciò che stiamo divenendo. Due grandi mentori della filosofia e della poesia ci accompagneranno passo dopo passo, nelle loro riflessioni e parole poetiche. Così lontane così ancora a noi vicine. (Laboratorio a cura di Duccio Demetrio con la collaborazione di Ludovica Danieli). Per iscrizioni e per informazioni su tutti i seminari: Lua, Libera Università di Anghiari, tel. 0575/788847 www.lua.it/accademiasilenzio

lunedì 9 luglio 2012

Sul confine del silenzio

Il silenzio come orizzonte, come soglia, come affaccio vertiginoso sull'oltre, l'altrove. Un'immagine può raccontare lo spaesamento o la traccia lasciata da un'esperienza, dire l'indicibile o avvicinare alla contemplazione pura e semplice. Alcune suggestioni dalla mostra "Ascoltare il silenzio", appena conclusa a Sestri,nella bella cornice della Fondazione Mediaterraneo, che in autunno si trasferisce a Castellanza. Qui alcuni scatti del giorno dell'inaugurazione

venerdì 15 giugno 2012

Silenzio in mostra

Inaugura domani a Sestri Levante, una grande mostra sul silenzio 10 FOTOGRAFI, 10 PROGETTI PER RACCONTARE QUELL’ATTIMO DI SOSPENSIONE (DAL RUMORE, DALL’ABITUDINE, DALLA FRENESIA) IN CUI TUTTO PUO’ ACCADERE... ore 18.30 Fondazione Mediaterraneo, Baia del Silenzio, Sestri Levante. Ecco alcune delle immagini in mostra. Di Paola Fiorini, Andrea Pirovano, Marta Rossato, Aurelio Bormioli Si può fotografare il silenzio? E abitarlo? Qual è la sua immagine? E' possibile "fissarlo" in uno scatto? E' questa la sfida che, a partire dal mese di marzo, hanno raccolto oltre centocinquanta fotografi di tutta Italia che hanno risposto al concorso proposto dall’Accademia del Silenzio, dal sito web photographers.it e della Fondazione Mediaterraneo. La mostra, curata da Gigliola Foschi, esposta nell'ex convento dell'Annunziata, che si affaccia sulla splendida Baia del Silenzio, si intitola ABITARE IL SILENZIO. Propone le ricerche di dieci autori selezionati da una giuria composta da: Claudio Argentiero, presidente dell’Archivio Fotografico Italiano; Angiolino Barreca, direttore della Fondazione Mediterraneo; Angelo Cucchetto, editore di www.photographers.it; Duccio Demetrio e Nicoletta Polla Mattiot, fondatori dell’Accademia del Silenzio; Marco Ermentini, presidente della Shy Architecture Association; Emanuela Mancino, docente di scienza dell'educazione; Gigliola Foschi, critica della fotografia. Come hanno “abitato” il silenzio gli autori selezionati? Molti l’hanno ritrovato osservando in modo meditativo la natura (come accade nella ricerca Orizzonti di Alessandro Vicario, dove il mare e il cielo sembrano specchiarsi l’uno nell’altro; o in quelle di Andrea Pirovano e di Aurelio Bormioli). Alcuni autori, con uno sguardo lento e sensibile, hanno dato voce al linguaggio delle cose o dei luoghi abbandonati carichi di memoria (Enrico Bedolo con gli oggetti quasi diafani e immateriali di Infinite Cose; Marta Rossano con i suoi abiti appesi e privi di corpi; Giuliana & Simone con le case sospese nel tempo degli Amish, e Fausto Meli entrando in una casa abbandonata in un borgo dell’Appennino). Altri hanno osservato luoghi abitualmente affollati della città, quando la notte ne modifica la fisionomia trasformandoli in spazi silenziosi, a tratti quasi onirici (come negli edifici cittadini ritratti da Fabrizio Intonti nella serie Presenze, o nel centro commerciale fotografato da Francesco Cardarelli); mentre Paola Fiorini, con un lavoro intenso e sensibile, ci comunica il linguaggio silenzioso che unisce una madre alla figlia. Primi sei autori selezionati: Enrico Bedolo, Paola Fiorini, Giuliana & Simone, Fabrizio Intonti, Marta Rossato, Alessandro Vicario. Progetti in evidenza: Aurelio Bormioli, Francesco Cardarelli, Fausto Meli, Andrea Pirovano.Cocktail di inaugurazione al tramonto sulla baia del silenzio

giovedì 26 aprile 2012

Silenzio in navigazione sul Po, alle Corde dell'anima

AL FESTIVAL DI CREMONA, LE CORDE DELL'ANIMA (DALL’1 AL 3 GIUGNO) UNO SPECIALE SPETTACOLO DI POESIA E MUSICA, IN NAVIGAZIONE FLUVIALE SUL PO PER PRESENTARE L’USCITA DEI «TACCUINI DEL SILENZIO» Il ritmo lento di una barca che risale la corrente del fiume, naviga fino all'isola degli uccelli, popolata da rondini di mare, fraticelli, picchi, falchi, gruccioni, e poi inverte la rotta verso casa. Il suono dei violini che corteggia il canto del cigno e il rumore dell'acqua, sulle note di Ciajkovskji, Sibelius, Saint Saens, Dvorak. Le voci di due attori che accendono la fantasia di naviganti e sognatori, e lanciano pensieri in bottiglia, pronti a viaggiare lontano, da Omero fino a Pascoli e Montale. E' il tema di In rotta verso i sogni. Parole, musica e silenzio in navigazione, un progetto di Le Corde dell'anima in collaborazione con Accademia del silenzio e Mimesis. Uno spettacolo di teatro musicale, itinerante sul fiume, a bordo di un antico battello del 1912, interamente ristrutturato. Si naviga costeggiando il Parco al Po e l'Isola del Deserto, fino all'Isola Serafini, ascoltando il concerto di Yael Rosenblum e Angela Alessi che farà da sfondo e contrappunto alla trama del racconto, il filo poetico intrecciato dagli attori Massimiliano Pegorini e Roberta Staino. Un percorso naturalistico e letterario, a cura di Accademia del silenzio, l'associazione di Duccio Demetrio e Nicoletta Polla-Mattiot, che promuove una cultura e un'ecologia dell'ascolto, del rispetto dei luoghi e delle persone, del piacere di re-imparare a sentire suoni, voci, natura... L'occasione è la nascita della nuova collana “I taccuini del silenzio” edita da Mimesis. Un'ora di navigazione per prendersi una pausa e godersi uno spettacolo a cinque sensi, dove sono coinvolti vista, udito, tatto e anche olfatto e gusto (il tour si concluderà con un piacevole aperitivo a bordo). Sabato 2 giugno ore 17.30 (partenza e arrivo: pontile di Largo Marinai d'Italia, Cremona), fino ad esaurimento posti (in caso di overbooking è prevista una replica alle 18.30) Prenotazione (gratuita e obbligatoria) presso Infopoint, piazza Duomo, Cremona

giovedì 22 marzo 2012

che faccia ha il silenzio?

E' possibile fissare il silenzio in un'immagine? Concentrarlo in un volto, un paesaggio, un istante?
Come e che cosa esprime quel senso di sospensione, attesa o pausa, vuoto?
Si può concentrare la sua densità in un clic?
E' la sfida che Accademia del silenzio lancia agli appassionati di fotografia, con un concorso in collaborazione con photographers.it.

Ecco la presentazione del bando
ABITARE IL SILENZIO
Viviamo nella società del rumore, della connessione permanente, del sovraffollamento di informazioni, immagini, sollecitazioni. In questo continuum acustico e visivo, è difficile trovare spazi di silenzio, inteso non come isolamento o fuga dal reale, ma come stacco, pausa, attimo ritagliato e colto per pensare, fantasticare, contemplare o semplicemente rallentare. Silenzio come cuneo, silenzio come occasione che si pone tra, in mezzo,come una sospensione della corsa frenetica, delle attività consuete, del flusso ininterrotto della vita, per osservare le cose da un nuovo punto di vista, per rivederle, risentirle. Oppure per entrare in una nuova relazione con il paesaggio che ci circonda o con i luoghi abituali, le case, i palazzi, le architetture. O con gli altri, i cui volti ci scorrono davanti agli occhi senza interrogarli, senza incontrarli.

Qual è l'immagine del silenzio? Si può contrapporre al tempo della fretta un tempo sospeso e carico d'attesa, che valorizzi e necessiti di uno sguardo lento, nella realizzazione come nella fruizione dell'opera. Immagini non urlate, anche in opposizione alla tendenza ormai prevalente di linguaggi forti, di imposizioni visive, di ricerca a tutti i costi dell'impatto, del colpo di scena, dell'inquadratura a effetto. Immagini che ci invitino a guardare oltre le superfici, a ritrovare pensieri dimenticati e tracce di ricordi . Si può ricercare un linguaggio che abbassi il tono della voce, che colga i sussurri, le ombre, il non immediatamente udibile, il non immediatamente visibile.

Silenzio come cambio di sguardo e di distanza per rinnovare il punto di vista abituale e trovarne un altro dove il mondo si mostri in modo diverso. Cerchiamo ritratti d'impermanenza, immagini di vuoti che sono pieni, still life di quel “mentre”, sospensione silenziosa e fugace, in cui accade il mutamento.

Come traccia o suggestione ecco i nomi di alcuni autori in cui il muro del rumore è incrinato dal silenzio, da un vedere pensoso che invita a sostare davanti alle loro opere: Antonio Biasiucci, Mimmo Jodice, Silvio Wolf, Roni Horn, Désirée Dolron; Elina Brotherus; Hellen Van Meene; Rineke Dijkstra; Richard Misrach; Jitká Hanzlová; Sarah Jones; Hiroshi Sugimoto….

Per saperne di più, iscriversi e partecipare, cliccate qui

lunedì 5 marzo 2012

Cosa dice il silenzio



La casa editrice Mimesis ha in programma nella prossima primavera, l’uscita di una tripletta di volumi dedicati alla poesia e al silenzio. Comprenderà i testi di Duccio Demetrio, Nel Silenzio, La scrittura dimora e divenire, di Nicoletta Polla-Mattiot, Pause. Sette oasi di sosta sull’orizzonte del silenzio , dello storico Franco Loi, che pubblicherà il volume Il silenzio, del quale, in questo brano, scritto appositamente per Domenica del sole 24 ore, vengono anticipati i contenuti. Il libro è un lungo ragionamento (in prosa) sul significato del silenzio per il poeta.

lunedì 27 febbraio 2012

Esperimenti di silenzio (digitale)

Ecco l'esperimento di Beppe Severgnini di silenzio digitale (pubblicato recentemente dal Corriere della Sera), dove fa la sua comparsa anche l'Accademia del silenzio... Andate a vedere l'ultimo giorno di digiuno da mail&tablet, mercoledì 15 febbraio...

Diario di una settimana all'antica: disintossicazione digitale di un iperconnesso
SETTE GIORNI FUORI RETE
Ansie, paure, sorprese: il mio esperimento senza Twitter, blog e iPad

Per cominciare, ordine e organizzazione. Bloccare 3G su iPhone, spegnere Wi-fi, consegnare iPad a figlio diciannovenne, che provvederà a farlo sparire per una settimana (teatralmente e sadicamente). Staccare cavo di Rete. Preparare risposta automatica per email.
Sarò offline fino a giovedì 16 febbraio 2012. In caso di necessità, scrivete a…
I shall be offline until Thursday 16th February 2012. Please refer any queries to
Non solo. Se astinenza dev’essere, astinenza sia: chiudo il blog «Italians», per la prima volta dal 1998. Poco prima di mezzanotte, scrivo a 177.833 persone su Twitter: Test di dipendenza da Internet. Da domani, offline per una settimana (no Tw, no blog, no mail, no web). Poi vi racconto.
Le prime risposte sono immediate e poco incoraggianti.
Ale_Ceci Intanto si parte già col classico «comincio domani», modello dieta…
LindaLaPosta porta con te il metadone. Non si sa mai.
CaterinaLanfra1 ma proprio OGGI che ho deciso di seguirla su TW?
danworks vai sull’Isola dei Famosi?
PaoloSgobba auguri! Credo sia più facile smettere di fumare
P_D_Rose Ti do due gg. al max
iltrabu io ho resistito 26 secondi, il tempo di andare su FB per postare i miei intenti.
BeniniIvan Quasi come gli arresti domiciliari!
MirkoB82 test perso in partenza… a meno di non fare uno stile di vita polinesiano
vittoelle offline non riceve la mail che le annuncia il Pulitzer. Non risponde e lo perde per sempre.
Be’, tanto il Pulitzer non me lo danno.

Giovedì 9 febbraio
Appena sveglio, invece di aprire Corriere.it come d’abitudine, annuncio: «Stamattina si guardano le foto scattate in India»! (28 minuti, con musica pop del Tamil Nadu). Lo so: è l’equivalente delle vecchie proiezioni-con-diapositive, quelle che hanno incrinato tante convivenze. Ma devo distrarmi, a tutti i costi. I famigliari capiscono e sorridono: B. avrà una settimana difficile, meglio non contrariarlo. Alle nove mi sento spavaldo, e faccio una cosa strana, anzi antica: esco, vado all’edicola in piazza del Duomo a Crema, compro il «Corriere» e lo leggo. Voi direte: be’, che c’è di strano? Lei non legge il suo giornale? Risposta: certo, ma a puntate durante la giornata. Non tutto di primo mattino.

Per resistere alle sirene della Rete, decido di tenermi impegnato. Prendo cinque appuntamenti a Milano: ore 12.15 (Rosaria), 13.30 (Alberto e Andrea), 15.30 (Raffaella), 16 (Marco), 17.30 (Ilaria). Mentre mi sposto per la città, leggero e disinformato, metto continuamente la mano in tasca ed estraggo l’iPhone come se volessi controllare la posta. Internet, concludo, è anche una questione di gestualità. Ma il pensiero non regala alcuna consolazione.

Alle 18.30, alla Triennale, s’inaugura lamostra fotografica Un giorno. 5 anni nella vita dell’Italia dalle pagine di «Sette». Mi accorgo di avere la mente sgombra, ricordo nomi, facce e date. Alle 19.15 il «Corriere» mi chiede un commento su Mario Monti in copertina su «Time». Non posso cercare informazioni su Internet, devo farmi raccontare tutto da una collega (grazie Mara), poi aspettare i Tg serali, come un tempo. Scrivo, detto al telefono. Il dimafono, alla fine, commenta: «Sa che lei detta proprio bene»? Ringrazio e rispondo: «Cosa crede che abbia fatto ogni sera, dal 1981 al 1994»?

Mancano solo sei giorni: forse ce la faccio.

Venerdì 10 febbraio
Cominciamo male: sembra che tutti debbano inviarmi email indispensabili. Lo so perché qualcuno telefona (a me, a mia moglie, ai miei collaboratori, al giornale); altri ripiegano sugli sms, che diventano lamia linea di comunicazione col mondo. Back to 1992! Tra poco avrò le visioni e mi appariranno i Red Hot Chili Peppers.

Complice il mal di testa — somatizzo? — riesco a combinare poco. L’euforia di ieri è svanita, e a metà giornata mi accorgo di essere nervoso: anche perché mio figlio Antonio sembra aver nascosto bene l’iPad. Lavorare è più difficile. Devo cercare il curriculum di un interlocutore: non posso, Wikipedia e Linkedin stanno in Rete. Devo scrivere il nome esatto di una cittadina americana, in vista di un viaggio negli Usa: di solito queste cose le cerco su Google, ma Google è off-limits. Riapro allora il vecchio atlante, dove in effetti la cittadina c’è.

Mentre medito sull’astinenza, arriva sms dal «Corriere»: la direzione mi chiede un commento di 150 righe sulla nuova reputazione degli italiani nel mondo. Scrivo: «D’accordo. Ma guardate che poi devo dettare». Barbara risponde: «E certo che lo so»! Chiedo se posso avere l’intervista di Monti a «Time»: me la spediscono per fax. Mi sembra di notare una punta di sadismo anche nei colleghi più gentili. Oppure sto diventando paranoico: mancano ancora cinque giorni al termine dell’esperimento, non va bene.

Sabato 11 febbraio
Stamattina alle otto ho guardato per dieci minuti Baciami Kate! (film musicale, Usa, 1953) su RaiTre: non è un buon segno. Il fine settimana, ai fini del digiuno digitale, dovrebbe essere il periodo più facile: il lavoro si ferma, o rallenta; le mail diminuiscono; gli amici sostituiscono la posta elettronica con altre attività (gite coi figli, supermercato, hobby, jogging, riparazioni domestiche, visite ai parenti). Il problema è che il sottoscritto considera il sabato e la domenica momenti ideali per giocare con l’iPad (a letto, in cucina o sul divano).

Eliminando le attività ludiche in rete, tuttavia, resta tempo per altro. Tra le occupazioni di giornata: leggere attentamente i quotidiani, e valutare lo stato mentale di alcuni colleghi; rispondere alle lettere di carta, e valutare lo stato mentale di alcuni lettori; leggere un articolo di Wired.it (stampato mercoledì), La dipendenza dal Web modifica il cervello, e valutare il mio stato mentale. Cito: «Attraverso la risonanza magnetica, è dimostrato che l’incapacità di staccarsi da Internet altera la struttura di alcune zone cerebrali (come la regione orbito-frontale e il cingolo anteriore calloso)». Penso: come starà il mio cingolo calloso?

Pomeriggio al cinema Ducale (Milano, piazza Napoli, film Benvenuti al nord) e cena con Ortensia dai nostri amici Daria e Luca. Se si distraggono, mi infilo in camera e controllo Twitter. Ma i padroni di casa sanno del test da dipendenza e mimarcano stretto. Lei approva la mia scelta (e un po’ la invidia); lui, che vive online, è scettico (e io lo invidio).

Domenica 12 febbraio
La mia Quaresima 2.0, come ha scritto qualcuno su Twitter (quando potevo vederlo), prosegue. Seduto sul letto, privato dell’amato iPad, apro «la Lettura» del «Corriere » e trovo un articolo dove Francesco Piccolo, ragionando sul film The Artist, critica chi «dovrebbe stare naturalmente dalla parte dal progresso, e sceglie invece la conservazione per motivi anagrafici e psicologici». Chi sono questi frenatori? L’autore cita il ceto medio riflessivo, gli intellettuali che lo rappresentano, la zia ottantenne e lo scrittore Jonathan Franzen. Mi preoccupo: restare offline una settimana è una scelta conservatrice? Somiglio alla zia di Francesco Piccolo?

Nella quiete domenicale, i controlli familiari aumentano.

«Dove vai»?

«Come “dove vado?”. Vado in studio».

«Guarda che non puoi usare il computer».

«Il computer posso usarlo. Non posso andare in Rete, è diverso».

«Va be’, ma vengo anch’io. Così, per sicurezza».

Questi dialoghi si ripetono da giovedì: all’inizio mi divertivano, ora cominciano a irritarmi. Noto una soddisfazione diffusa nell’impedirmi di fare le cose; e nessuna solidarietà. Mi arriva sms da «la Lettura»: «C’è grande attesa. Un sacco di amici e colleghi chiedono come sta andando». Come volete che stia andando? Tengo duro, aggiorno questo diario della privazione, passo romanticamente il mouse sulle icone di Firefox e Safari. «Resistere, resistere, resistere!»: mentalmente ringrazio Francesco Saverio Borrelli per un motto buono in ogni stagione.

Lunedì 13 febbraio
Il lunedì è un giorno difficile, dal punto di vista della comunicazione. Nel fine settimana le fertili menti italiane cogitano; e tornando al lavoro sparano nel cyberspazio le loro pensate. La novità è che oggi non le vedo. Appena sveglio controllo su televideo — sul televideo! — il risultato del voto nel Parlamento greco, poi aspetto l’ora esatta per vedere le immagini su SkyTg24. Mando un paio di sms, poi ricevo dalla produzione di Otto e Mezzo (La 7) il biglietto Linate-Fiumicino e il voucher dell’albergo a Roma. Per fax — cosa che diverte Lilli e Giovanna. Capisco come devono sentirsi gli eccentrici, quelli veri. Io sono soltanto un asceta dilettante che ha scelto il digiuno elettronico.

Però diciamolo: QUESTO è un vero «stress test», altro che le banche. Tuttavia, alcuni vantaggi sono ormai evidenti. Per esempio: mi accorgo di essere meno distratto, e la concentrazione risulta facile. È come se avessi liberato Ram cerebrale. Come succede sotto la doccia o in volo sugli aerei, due luoghi offline (per adesso).

Non solo: capisco che la posta elettronica condiziona l’umore, portandoci continue informazioni inattese. Comunicazioni, inviti, proposte, proteste: le nostre giornate — filosofeggio — sembrano partite di ping-pong, occorre ribattere colpi che arrivano da ogni parte (sotto forma di mail). Da cinque giorni facciomeno cose, ma ho la sensazione di farle meglio. Scopro nuove attività, come guardare dal finestrino dell’automobile (invece di approfittare di ogni trasferimento per controllare la posta). Mi accorgo così che a Roma c’è neve lungo le strade. Non l’ha spalata tutta Alemanno.

Martedì 14 febbraio
Nel giorno di San Valentino mando sms a Ortensia, faccio colazione in albergo leggendo i giornali, osservo dopo decenni la strada verso Fiumicino. All’imbarco, in attesa del volo per Milano, siamo in due a non giocare con iPhone/ Blackberry/Android: il sottoscritto e un bambino di tre anni. Al «Corriere» passo in direzione, evitando Corriere. it, che potrebbe tentarmi. I colleghi chiedono «Come va?», e non è una formalità. L’idea di vivere senza Internet attrae e spaventa, come certi film o i cannoli siciliani.

Sull’«Herald Tribune» (di carta) leggo The new mantra for tech firm: All things to all people, all day. Si dice, in sostanza, che l’obiettivo di Google, Facebook e compagnia non è più quello di arricchire le nostre giornate, ma «possedere ogni nostro momento di veglia ». Preoccupante: ma soltanto da giovedì.

Mercoledì 15 febbraio
Ultimo giorno di esperimento, provo una vaga preoccupazione: perché non sono psicologicamente distrutto da una settimana di astinenza? Ci si abitua così in fretta alle privazioni? Ilmorbo luddista è entrato in me? Per distrarmi scrivo e detto al «Corriere» la consueta rubrica del giovedì. Riguarda Silvia Deaglio, figlia del ministro Elsa Fornero e dell’economista Mario Deaglio. Tito Boeri ne ha misurato l’impatto nel campo della ricerca su lavoce.info; chiedo di mandarmi testo via fax, suscitando — immagino — ilarità accademica.

Passa a trovarmi l’amico architetto Marco Ermentini, e si congratula per la settimana di digiuno digitale: trova punti di contatto con l’Accademia del Silenzio, di cui è uno dei fondatori. Tre diversi programmi televisivi mi chiedono di raccontare la mia esperienza: non posso, rispondo, l’ho promesso a Daria Bignardi, e non intendo sfidarne l’ira barbarica mostrandomi prima altrove. Però è curioso, penso, mentre la luce si spegne nel cielo turchese di Lombardia (così freddo quand’è freddo) e finisce la mia strana settimana, un po’ Bartleby e un po’ Marcovaldo: se non fare una cosa diventa una notizia, vuol dire che quella cosa la facciamo troppo, o la facciamomale. Sbaglio?

P.S. A mezzanotte torno su Twitter, che mi è mancato, più della posta elettronica. Qui ritrovo 183.618 persone (ehilà!), là 346 mail. Si annuncia un periodo impegnativo. Bene: per qualche giorno ancora, posso continuare a fare la vittima.

lunedì 20 febbraio 2012

Lo specchio di Alice

“Certo bisogna frequentare il deserto per sentire il rumore assordante del silenzio. Fin dalla prima attraversata in Algeria sono rimasto colpito da quella vertigine: l'assenza di suoni. [...]. Per me che sono profondamente agnostico, il niente del deserto mi ha aiutato ad avvicinarmi a una certa spiritualità. [...]. Il vuoto, il silenzio permettono un rientro in se stessi duro ma salvifico”.

da Jean-Pierre Valentin, Il mormorio delle dune, piccolo elogio del deserto e di coloro che lo vivono, ediciclo editore, 2012.

Algeria, Libia, Mauritania, ma anche certe albe aspettate sulle dune che si tuffano in mare a Porto Pino, in Sardegna. Il silenzio del deserto è come lo specchio di Alice: apre altri spazi, altre possibilità. Ciascuno dovrebbe sperimentarlo, almeno una volta.

Mauro Querci