Le mostre di Accademia

Per diffondere la cultura del silenzio, del rispetto dei luoghi, della ricerca e della meditazione interiore, del piacere di re-imparare a riascoltare: suoni, voci, natura…

I taccuini del Silenzio

agili piccoli volumi da tenere in tasca, da leggere in una pausa della giornata, per una riflessione, un attimo di raccoglimento con noi stessi

Gli spettacoli di Accademia

l’Accademia del Silenzio, organizza con i propri sostenitori silenti numerosi incontri durante l’anno, manifestazioni artistiche e culturali, incontri con autori e professionisti del silenzio

La scuola del Silenzio

l’Accademia del Silenzio, organizza durante l’anno corsi per ...

I convegni di Accademia

l’Accademia del Silenzio, organizza con i propri sostenitori silenti numerosi incontri durante l’anno, manifestazioni artistiche e culturali, incontri con autori e professionisti del silenzio

Visualizzazione post con etichetta silenzio. Mostra tutti i post
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sabato 17 dicembre 2016

Una mostra a Venezia

Il silenzio che regna nei teatri storici italiani vuoti: a catturarlo e intrappolarlo all’interno di una serie di anfore, cornucopie, vasi di Pandora e sculture sonore chiamate Echea è Michele Spanghero. Come i vasi che nei teatri antichi diffondevano il suono dal palco in tutta la struttura, l’artista ha fotografato gli stessi spazi vuoti trasformandoli nei protagonisti della propria scena attraverso una sequenza di foto e video in cui il teatro è visto dalla prospettiva del palcoscenico.

Al teatro La Fenice di Venezia MONOLOGUES Spazio Ridotto, Venezia 22 dicembre 2016 - 18 febbraio 2017

http://www.michelespanghero.com/wp-content/uploads/2015/01/MSpanghero-Monologue-stand-GMM-artefiera-2015-IMG_2517.jpg

giovedì 20 settembre 2012

Appuntamento a Torino Spiritualità

Appuntamento con il silenzio, a Torino, nell'ambito della rassegna "Torino Spiritualità". In programma,
MERCOLEDì 26 SETTEMBRE dalle 14.30 - 16.30 | Circolo dei lettori, Sala Gioco NICOLETTA POLLA-MATTIOT Le orecchie non hanno palpebre Ascolto sinestesico del silenzio, linguaggio delle emozioni, esercizi di parlar tacendo Immerso in un continuo sottofondo di sollecitazioni acustiche, esposto alla luce del frastuono, l’ascolto s’abbaglia. Eppure un timpano sano è in grado di risuonare con vibrazioni inferiori al diametro di un atomo. Si può provare a sintonizzarsi su questa inflessione fugace? Che suono sarà mai quello che accarezza i sensi con tale gentilezza? Che cosa si prova dentro il nostro silenzio e davanti a quello degli altri? E come dialogare senza parole?

giovedì 23 agosto 2012

Silenzio come scuola di tolleranza

Ancora una bella segnalazione da parte di Nicola Cisternino  
[…] Chi non vive il silenzio, chi non ne ha fatto l’esperienza, ovvero chi non è passato esistenzialmente attraverso di esso, non può essere tollerante, deve essere rigido e, pertanto, non può essere felice se le cose non vanno come uno vorrebbe o si pensa che dovrebbero andare. Ciò vuol dire che l’esperienza del silenzio sta alla base della libertà, del pluralismo, della tolleranza e della felicità. Chi vive il silenzio sa che le cose si possono dire, fare e pensare in altri modi. Il silenzio non fa violenza alle cose, le colloca al loro posto... (Raimon Panikkar, Beata semplicità. Ed. Cittadella, p. 8-9)

lunedì 13 agosto 2012

Un ricordo di John Cage

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da parte di Nicola Cisternino:
In ricordo dei vent'anni della scomparsa di John Cage (ieri 12 agosto) una sua curiosa foto (con David Tudor a Kyoto) e una sua riflessione 'obliqua'.
"...mi aspettavo che qualcosa realizzato nelle arti grafiche fosse ugualmente realizzabile nell'ambito della composizione musicale, ma scoprii con grande sorpresa, che ciò che è orizzontale nell'arte grafica sarà verticale in un'opera musicale. Cioè l'orizzonte è importante per l'occhio, ma il tempo è importante per l'orecchio." (John Cage)

lunedì 6 agosto 2012

Un regalo da farsi

Riflessioni a margine di "Cento giorni sul comò" di Pino Tossici (ed. Book Salad) di Nicoletta Polla-Mattiot
Difficile fare la recensione di una vita, perché di questo si tratta. Non di un romanzo dove è in gioco la coerenza della trama, la credibilità dei personaggi o la voce, quella capacità di inventare mondi e portartici a spasso. Quando il narratore coincide col narrato, leggere ha qualcosa di impudico e profondo, mette in contatto due anime con il solo filtro di un tempo differito. Lo stesso che chi racconta ha messo fra sé e la sua storia. Ricostruire a posteriori un percorso di quel che si è e si è diventati, è un lavoro di scavo, di bonifica e di generazione. Ri-generazione. Niente di più lontano dall'esibizionismo dell'emozione, dall'attitudine alla spettacolarizzazione del privato a cui ci hanno assuefatto anni di reality. La ricerca della verità, della propria verità su di sé, impone tempi che sconfessano i ritmi della rappresentazione, quell'affanno inesausto ad apparire che fa coincidere persona e maschera, in una traduzione piatta e letterale. Occorre darsi il tempo di perdersi, per ritrovarsi, di procedere a caso, per raggiungere una meta che sia una scoperta e non un programma. Perché "il silenzio diventi suono per sé e per gli altri" occorre mettersi in viaggio e scrivere usando tutta "la lentezza" e "la pazienza" della penna. E' a questo lavoro autobiografico che ci richiama Pino Tossici, con un libro che è un regalo da farsi. Per varie ragioni. La prima è il sapore buono dell'autenticità e delle promesse mantenute. La seconda è l'ironia, che è qualità ben diversa dall'intrattenimento sagace. L'ironia appartiene o a chi ha molto sofferto o a chi è molto saggio (e spesso le due cose si tengono per mano), è il dono di chi sa che la vita è materia serissima e proprio per questo va trattata con delicatezza, avvicinata con la mano leggera dello sminatore: sono tante le cose che fanno male, i dolori che ci formano, ma anche deformano e a volte ci deflagrano dentro. Ma se li metti tutti in fila, i dolori e i fatti, le cause e gli effetti, li guardi, li riconosci e li abbandoni (senza tuttavia dimenticarli) finisce che dentro ci trovi pure la felicità. Così la terza ragione per leggere il libro di Pino Tossici è tutta in questa frase che fa anche da presentazione in copertina: "Alla fine della giostra mi resta comunque una certezza: la felicità esiste, o almeno a me sembra di averla incontrata. E se invece non esiste, se è stato solo un sogno o un miraggio, allora vuol dire che scrivendo si può essere felici anche senza". Non un favolistico happy end, ma una possibilità, aperta a chi legge, rilanciata come un testimone che ogni lettore può raccogliere: ritrovare la strada di casa, la propria, e riconoscersi. Per questo, chiudi il libro di Pino Tossici, e cominci il tuo di viaggio. E questa è la quarta e la migliore ragione per leggerlo.
E se non puoi la vita che desideri/ cerca almeno questo/ per quanto sta in te: non sciuparla/ nel troppo commercio con la gente/ con troppe parole in un viavai frenetico./ Non sciuparla portandola in giro/ in balìa del quotidiano/ gioco balordo degli incontri/ e degli inviti,/ fino a farne una stucchevole estranea. Constantinos Kavafis

mercoledì 23 maggio 2012

Musica, libri, silenzio... alle Corde dell'anima

Oggi, alla sala del Grechetto, la conferenza stampa di Le Corde dell'anima, a Cremona. Un festival di incroci e attraversamenti, di generi, musicali e letterari, di età e luoghi, perché la cultura è il futuro, l'orizzonte di un Paese e la sua libertà, purchè non chiusa, non arroccata, ma capace di attraversare i confini, le generazioni e mettere in contatto mondi diversi. La voglia di ascoltare, di leggere, di condividere un'emozione, una passione, un'idea, scende in piazza e si fa esperienza collettiva. L'apputamento è dall'1 al 3 giugno (qui il programma completo). Nella foto, da sinistra Armando Massarenti, Nicoletta Polla-Mattiot, Anna Folli, Vittorio Cosma, Vittoriano Zanolli

lunedì 16 aprile 2012

ANECOICO

Una segnalazione dal Corriere della Sera. Un posto che sarebbe bello poter "visitare" per capire cos'è il silenzio, che come più volte abbiamo letto è difficilmente vivere in modo assoluto. Qui forse le sensazioni si potrebbero avvicinare a quello che è il Silenzio, almeno quello fisiologico. Tutti da leggere anche i commenti all'articolo dei lettori.


Ecco il posto più silenzioso del mondo, dove nessuno ha mai resistito più di 45 minuti

Nella «camera anecoica» spessa tre metri i rumori sono a -9,4 decibel. L'esperienza extrasensoriale è quasi insopportabile


MILANO - Cani che abbaiano senza sosta nell’appartamento accanto; inquilini che a mezzanotte fanno rumore coi tacchi al piano di sopra. E ancora: clacson in strada; bebè che strillano; passeggeri che gridano al cellulare. L'inquinamento acustico è una delle minacce più sottovalutate e più fastidiose nella società di oggi. Secondo alcuni studi il problema del rumore e dell’inquinamento acustico provoca non solo gravi danni all’udito ma anche problemi cardiovascolari, danni cerebrali e problemi allo sviluppo. Esiste un posto al mondo dove regna il silenzio più assoluto? Orfield Laboratories ha creato negli Stati Uniti una stanza nella quale vengono assorbiti il 99,99 per cento dei rumori. E finora nessuno è riuscito a rimanerci per più di 45 minuti.
SHHH! - Chi non vorrebbe immergersi nel silenzio più assoluto, anche solo per pochi minuti? Sarebbe fantastico. Ebbene, esiste un luogo. La società del Minnesota Orfield Laboratories ha creato una «camera anecoica» al 99,99% fonoassorbente. Tanto da valerle una menzione nel Guinness dei Primati. Ma come è fatto il «posto più silenzioso al mondo?» La stanza con delle mura molto spesse e delle speciali costruzioni in fibra di vetro, acciaio e 30 centimentri di calcestruzzo, accende la sensazione di trovarsi completamente isolati dal mondo. Lo spessore isolante misura 3,3 metri. L'ingresso si trova dietro due grosse porte corazzate per caveau, mentre il pavimento cede come una sorta di trampolino, in modo da non produrre alcun suono mentre si entra. Nessuna vibrazione, scricchiolio o fruscio. Se una normale conversazione misura un volume di circa 60 decibel - e in una stanza da letto è attorno ai 30 - all'interno del locale «più silenzioso al mondo» c'è una rumorosità di fondo di -9,4dB.

EXTRASENSORIALE - Qui, però, il silenzio non è affatto d’oro. Anzi, diventa quasi insopportabile. E può portare allo squilibrio mentale. Soprattutto se si spengono anche le luci, così da eliminare anche l’ultimo dei rumori. I volontari che entrano nella stanza (dal 2004 il luogo più silenzioso della Terra), dopo un po’ di tempo si sentono male, ha spiegato al britannico Mail, Steven Orfield, fondatore e presidente della società. «Le persone si orientano normalmente col suono quando si muovono. Tuttavia, questa camera anecoica è priva di tutte queste informazioni». L’esperienza extrasensoriale può risultare disorientante e inquietante. «Tanto più è silenziosa la stanza, quanto più saranno le cose che senti», sottolinea giustamente Orfield. Come per esempio il proprio battito cardiaco, la respirazione o lo stomaco che gorgoglia. Insomma, qui si diventa l'unica fonte di rumore. Nessuna persona è riuscita a resistere per più di tre quarti d’ora.

BOB DYLAN E CELLULARI - La stanza viene usata da diverse società per testare l'acustica dei suoni su prodotti prima di lanciarli sul mercato: valvole cardiache; cellulari, apparecchi per le auto; lavatrici; moto. Anche la Nasa sottopone i propri astronauti a dei test dentro queste quattro mura e medici e ricercatori per studi clinici sulla sordità. Ma in questo edificio è stato inciso pure l'album Blood on the Tracks di Bob Dylan.

Elmar Burchia

mercoledì 28 marzo 2012

le piante e l'inquinamento acustico

Riceviamo da Piero questa segnalazione, che volentieri pubblichiamo
Si spiega come il rumore e l'inquinamento acustico possano rallentare lo sviluppo delle piante e alterarlo rispetto a quelle che crescono circondate dal silenzio o in un ambiente sonoro più naturale

Wednesday, 21 March 2012
The noise of cars, machines and other forms of human activity could be affecting growth of wild flowers and trees, as well as animals nearby.

Man-made noise may be harmful to some plants because of the long-term impact it has on animals that pollinate flowers and disperse seeds, scientists found in tests near the noisy gas wells of New Mexico, which have compressors running 24 hours a day.
The study, published in Proceedings of the Royal Society B, investigated the noise preferences of different animals that feed on the seeds of the pinon pine tree. It found that certain species, such as western scrub jays, tended to avoid noise, while other seed-eaters, such as mice, appeared to prefer foraging in noisy areas.
Clinton Francis, lead researcher at the National Evolutionary Synthesis Centre in North Carolina, said this difference in noise tolerance would affect the likely germination of pinon seeds because the natural instinct of jays is to hide many of the seeds they collect by burying them.
This means some inevitably survive to germinate in the next season, which is less likely in mice-infested noisy areas. "Fewer seedlings in noisy areas might eventually mean fewer mature trees, but because pinon pines are so slow-growing the shift could have gone undetected for years," Dr Francis said.
Steve Connor
http://www.independent.co.uk/news/science/manmade-noise-harms-plant-growth-7579490.html

mercoledì 21 marzo 2012

la carica degli introversi

L'idea è presto detta ed è ben riassunta nel titolo: la rivincita degli introversi nel mondo sommerso dalle parole
E' quanto sostiene un articolo di Cristina Taglietti, pubblicato sul Corriere della sera (il 15/3). Ed è in linea con le tesi di Duccio Demetrio e della sua Vita schiva. Il sentimento e le virtù della timidezza (Raffaello Cortina). Uomini e donne di poche parole, unitevi!
Ecco l'articolo:
Introversi, il mondo ha bisogno di voi. Anche se voi cercate la solitudine, se ogni volta che uscite vi sentite prosciugati, se non amate i lavori di gruppo o il multitasking. Sappiate che non sempre il mondo premia gli estroversi. È stato timido Albert Einstein, lo è stata Rosa Parks che rifiutandosi di cedere il posto a un bianco in autobus ha innescato una rivoluzione. Lo è anche Steven Spielberg. E lo è Susan Cain, laureata ad Harvard, ex avvocato di grandi aziende americane, autrice di un libro intitolato «Quiet: the power of introverts in a world that can' t stop talking» (il potere degli introversi in un mondo che non può smettere di parlare) con cui, a dispetto della conclamata timidezza, ha conquistato le copertine dei grandi giornali americani e inglesi, dal Time al Guardian . La tesi è molto semplice: l' introversione (tratto della personalità individuato da Carl Jung in opposizione all' estroversione ed esposto nel 1921 in Tipi psicologici ) non è un handicap, non è un difetto, non è un problema anche se, per esempio, ci sono, online, una Clinica della timidezza o una Lega Italiana per la tutela dei diritti degli introversi (Lidi, fondata da Luigi Anepeta che al tema ha dedicato un libro pubblicato da Franco Angeli). Il mondo, insomma, non è (solo) nelle mani di chi ha la battuta sempre pronta, di chi ama circondarsi di persone e, magari, essere al centro della scena, anche se diversi studi hanno dimostrato che l' estroverso è in genere considerato più sveglio, più piacente, più interessante, più desiderabile, vincente in quasi tutti i campi lavorativi. Tranne che in letteratura dove, anche senza essere d' accordo con l' affermazione tranchant di Emile Cioran secondo cui «la timidezza, fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica, è la causa diretta, anzi unica, di ogni ricchezza interiore», il ripiegamento su sé stessi ha dato vita a capolavori indiscussi, basti pensare ad autori come Leopardi, Svevo, Pavese, Cechov, Orwell, Proust, Salinger.
Insomma, ci si può sentire forti e potenti anche se si è introversi, ma la letteratura difficilmente ne trarrebbe giovamento.

venerdì 9 marzo 2012

la poesia antidoto alla parola-rumore

Linguaggi perduti e linguaggi da salvare, bla bla vuoti e silenzi risonanti di echi e di ascolto sinestesico.
E' quanto suggerisce Gianluigi Beccaria, in una delle sue "Parole in corso" che, in realtà, si occupa di parole "fuori corso".

Le parole non servono solo a comunicare la realtà ma la creano. Tutto ciò che esiste è nel linguaggio, ciò che non è più nominato smette di vivere. Le idee, gli oggetti, i luoghi sono modi di essere della parola, sedimentati dal tempo. In questo senso ogni lingua è un’eredità, ogni lingua che scompare è un pezzo di umanità che si dilegua, così come ogni saggio che scompare è come un biblioteca che va a fuoco. Così per la poesia. Ogni poeta che scompare è un pezzo necessario di mondo che se ne va per sempre. Il mondo non è più lo stesso ora che non c’è più Andrea Zanzotto. Ora che manca, è venuto meno il poeta che avrebbe potuto continuare a consentirci di scoprire ciò che senza i suoi libri noi non saremo più in grado di vedere in noi stessi. Se ne sono andate le parole che avrebbe ancora potuto dirci.

Eppure, c’è chi è del tutto indifferente alla poesia. Ricordo la provocazione dello scrittore polacco Witold Gombrowicz, Contro i poeti (1947): «Il mondo della poesia è un mondo fittizio e falso», la poesia - continua - non mi piace «per la stessa ragione per cui non mi piace lo zucchero puro. Lo zuccherò è gradevole se preso insieme al caffè, ma nessuno si mangerebbe un piatto di zucchero: sarebbe eccessivo. È l’eccesso ciò che stanca della poesia, eccesso di parole poetiche, eccesso di metafore, eccesso di nobiltà, eccesso di depurazione e di condensazione». Sembrerebbe vero: i tessuti timbrici e ritmici, le forzature metaforiche sono in poesia eccessivi; si enfatizzano certi aspetti che invece il linguaggio comune tende a ridurre al minimo, e il linguaggio scientifico ad annullare. La lingua della poesia sembra (in superficie) un qualcosa di abnorme, di non reale, «è una favella che ha i piè ferrati nel metro e nelle rime, tutta fuori del parlare della natura» diceva nel secolo dei lumi il carmelitano Teobaldo Ceva.

La poesia è un «fantasma» sonoro e ritmico, e una contraddizione in termini (concordanze irragionevoli degli opposti, sinestesie che confondono sensi diversi, invenzioni di voci inesistenti). Devia dal linguaggio normale, nel quale conta poco la materia che lo compone. In poesia l’indifferenza alla «materia» viene invece a cessare. La parola non è più qualcosa di neutro, di senza colore, ma ha un peso, una levigatezza, una scabrosità. Nel «consumo spaventoso e terrificante di parole e di immagini che si fa oggi», nel contesto di un bla bla universale, in questa «colluvie di chiacchiere inutili», in questa escrescenza e «escrementi di celluloide e tapes vari», come scriveva Zanzotto, dove la parola è volutamente esposta come puro rumore, la poesia col suo suono incantatorio e col suo buio aiuta, come la notte, a lavare la mente e portare una luce.

(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 29 ottobre)

lunedì 27 febbraio 2012

Esperimenti di silenzio (digitale)

Ecco l'esperimento di Beppe Severgnini di silenzio digitale (pubblicato recentemente dal Corriere della Sera), dove fa la sua comparsa anche l'Accademia del silenzio... Andate a vedere l'ultimo giorno di digiuno da mail&tablet, mercoledì 15 febbraio...

Diario di una settimana all'antica: disintossicazione digitale di un iperconnesso
SETTE GIORNI FUORI RETE
Ansie, paure, sorprese: il mio esperimento senza Twitter, blog e iPad

Per cominciare, ordine e organizzazione. Bloccare 3G su iPhone, spegnere Wi-fi, consegnare iPad a figlio diciannovenne, che provvederà a farlo sparire per una settimana (teatralmente e sadicamente). Staccare cavo di Rete. Preparare risposta automatica per email.
Sarò offline fino a giovedì 16 febbraio 2012. In caso di necessità, scrivete a…
I shall be offline until Thursday 16th February 2012. Please refer any queries to
Non solo. Se astinenza dev’essere, astinenza sia: chiudo il blog «Italians», per la prima volta dal 1998. Poco prima di mezzanotte, scrivo a 177.833 persone su Twitter: Test di dipendenza da Internet. Da domani, offline per una settimana (no Tw, no blog, no mail, no web). Poi vi racconto.
Le prime risposte sono immediate e poco incoraggianti.
Ale_Ceci Intanto si parte già col classico «comincio domani», modello dieta…
LindaLaPosta porta con te il metadone. Non si sa mai.
CaterinaLanfra1 ma proprio OGGI che ho deciso di seguirla su TW?
danworks vai sull’Isola dei Famosi?
PaoloSgobba auguri! Credo sia più facile smettere di fumare
P_D_Rose Ti do due gg. al max
iltrabu io ho resistito 26 secondi, il tempo di andare su FB per postare i miei intenti.
BeniniIvan Quasi come gli arresti domiciliari!
MirkoB82 test perso in partenza… a meno di non fare uno stile di vita polinesiano
vittoelle offline non riceve la mail che le annuncia il Pulitzer. Non risponde e lo perde per sempre.
Be’, tanto il Pulitzer non me lo danno.

Giovedì 9 febbraio
Appena sveglio, invece di aprire Corriere.it come d’abitudine, annuncio: «Stamattina si guardano le foto scattate in India»! (28 minuti, con musica pop del Tamil Nadu). Lo so: è l’equivalente delle vecchie proiezioni-con-diapositive, quelle che hanno incrinato tante convivenze. Ma devo distrarmi, a tutti i costi. I famigliari capiscono e sorridono: B. avrà una settimana difficile, meglio non contrariarlo. Alle nove mi sento spavaldo, e faccio una cosa strana, anzi antica: esco, vado all’edicola in piazza del Duomo a Crema, compro il «Corriere» e lo leggo. Voi direte: be’, che c’è di strano? Lei non legge il suo giornale? Risposta: certo, ma a puntate durante la giornata. Non tutto di primo mattino.

Per resistere alle sirene della Rete, decido di tenermi impegnato. Prendo cinque appuntamenti a Milano: ore 12.15 (Rosaria), 13.30 (Alberto e Andrea), 15.30 (Raffaella), 16 (Marco), 17.30 (Ilaria). Mentre mi sposto per la città, leggero e disinformato, metto continuamente la mano in tasca ed estraggo l’iPhone come se volessi controllare la posta. Internet, concludo, è anche una questione di gestualità. Ma il pensiero non regala alcuna consolazione.

Alle 18.30, alla Triennale, s’inaugura lamostra fotografica Un giorno. 5 anni nella vita dell’Italia dalle pagine di «Sette». Mi accorgo di avere la mente sgombra, ricordo nomi, facce e date. Alle 19.15 il «Corriere» mi chiede un commento su Mario Monti in copertina su «Time». Non posso cercare informazioni su Internet, devo farmi raccontare tutto da una collega (grazie Mara), poi aspettare i Tg serali, come un tempo. Scrivo, detto al telefono. Il dimafono, alla fine, commenta: «Sa che lei detta proprio bene»? Ringrazio e rispondo: «Cosa crede che abbia fatto ogni sera, dal 1981 al 1994»?

Mancano solo sei giorni: forse ce la faccio.

Venerdì 10 febbraio
Cominciamo male: sembra che tutti debbano inviarmi email indispensabili. Lo so perché qualcuno telefona (a me, a mia moglie, ai miei collaboratori, al giornale); altri ripiegano sugli sms, che diventano lamia linea di comunicazione col mondo. Back to 1992! Tra poco avrò le visioni e mi appariranno i Red Hot Chili Peppers.

Complice il mal di testa — somatizzo? — riesco a combinare poco. L’euforia di ieri è svanita, e a metà giornata mi accorgo di essere nervoso: anche perché mio figlio Antonio sembra aver nascosto bene l’iPad. Lavorare è più difficile. Devo cercare il curriculum di un interlocutore: non posso, Wikipedia e Linkedin stanno in Rete. Devo scrivere il nome esatto di una cittadina americana, in vista di un viaggio negli Usa: di solito queste cose le cerco su Google, ma Google è off-limits. Riapro allora il vecchio atlante, dove in effetti la cittadina c’è.

Mentre medito sull’astinenza, arriva sms dal «Corriere»: la direzione mi chiede un commento di 150 righe sulla nuova reputazione degli italiani nel mondo. Scrivo: «D’accordo. Ma guardate che poi devo dettare». Barbara risponde: «E certo che lo so»! Chiedo se posso avere l’intervista di Monti a «Time»: me la spediscono per fax. Mi sembra di notare una punta di sadismo anche nei colleghi più gentili. Oppure sto diventando paranoico: mancano ancora cinque giorni al termine dell’esperimento, non va bene.

Sabato 11 febbraio
Stamattina alle otto ho guardato per dieci minuti Baciami Kate! (film musicale, Usa, 1953) su RaiTre: non è un buon segno. Il fine settimana, ai fini del digiuno digitale, dovrebbe essere il periodo più facile: il lavoro si ferma, o rallenta; le mail diminuiscono; gli amici sostituiscono la posta elettronica con altre attività (gite coi figli, supermercato, hobby, jogging, riparazioni domestiche, visite ai parenti). Il problema è che il sottoscritto considera il sabato e la domenica momenti ideali per giocare con l’iPad (a letto, in cucina o sul divano).

Eliminando le attività ludiche in rete, tuttavia, resta tempo per altro. Tra le occupazioni di giornata: leggere attentamente i quotidiani, e valutare lo stato mentale di alcuni colleghi; rispondere alle lettere di carta, e valutare lo stato mentale di alcuni lettori; leggere un articolo di Wired.it (stampato mercoledì), La dipendenza dal Web modifica il cervello, e valutare il mio stato mentale. Cito: «Attraverso la risonanza magnetica, è dimostrato che l’incapacità di staccarsi da Internet altera la struttura di alcune zone cerebrali (come la regione orbito-frontale e il cingolo anteriore calloso)». Penso: come starà il mio cingolo calloso?

Pomeriggio al cinema Ducale (Milano, piazza Napoli, film Benvenuti al nord) e cena con Ortensia dai nostri amici Daria e Luca. Se si distraggono, mi infilo in camera e controllo Twitter. Ma i padroni di casa sanno del test da dipendenza e mimarcano stretto. Lei approva la mia scelta (e un po’ la invidia); lui, che vive online, è scettico (e io lo invidio).

Domenica 12 febbraio
La mia Quaresima 2.0, come ha scritto qualcuno su Twitter (quando potevo vederlo), prosegue. Seduto sul letto, privato dell’amato iPad, apro «la Lettura» del «Corriere » e trovo un articolo dove Francesco Piccolo, ragionando sul film The Artist, critica chi «dovrebbe stare naturalmente dalla parte dal progresso, e sceglie invece la conservazione per motivi anagrafici e psicologici». Chi sono questi frenatori? L’autore cita il ceto medio riflessivo, gli intellettuali che lo rappresentano, la zia ottantenne e lo scrittore Jonathan Franzen. Mi preoccupo: restare offline una settimana è una scelta conservatrice? Somiglio alla zia di Francesco Piccolo?

Nella quiete domenicale, i controlli familiari aumentano.

«Dove vai»?

«Come “dove vado?”. Vado in studio».

«Guarda che non puoi usare il computer».

«Il computer posso usarlo. Non posso andare in Rete, è diverso».

«Va be’, ma vengo anch’io. Così, per sicurezza».

Questi dialoghi si ripetono da giovedì: all’inizio mi divertivano, ora cominciano a irritarmi. Noto una soddisfazione diffusa nell’impedirmi di fare le cose; e nessuna solidarietà. Mi arriva sms da «la Lettura»: «C’è grande attesa. Un sacco di amici e colleghi chiedono come sta andando». Come volete che stia andando? Tengo duro, aggiorno questo diario della privazione, passo romanticamente il mouse sulle icone di Firefox e Safari. «Resistere, resistere, resistere!»: mentalmente ringrazio Francesco Saverio Borrelli per un motto buono in ogni stagione.

Lunedì 13 febbraio
Il lunedì è un giorno difficile, dal punto di vista della comunicazione. Nel fine settimana le fertili menti italiane cogitano; e tornando al lavoro sparano nel cyberspazio le loro pensate. La novità è che oggi non le vedo. Appena sveglio controllo su televideo — sul televideo! — il risultato del voto nel Parlamento greco, poi aspetto l’ora esatta per vedere le immagini su SkyTg24. Mando un paio di sms, poi ricevo dalla produzione di Otto e Mezzo (La 7) il biglietto Linate-Fiumicino e il voucher dell’albergo a Roma. Per fax — cosa che diverte Lilli e Giovanna. Capisco come devono sentirsi gli eccentrici, quelli veri. Io sono soltanto un asceta dilettante che ha scelto il digiuno elettronico.

Però diciamolo: QUESTO è un vero «stress test», altro che le banche. Tuttavia, alcuni vantaggi sono ormai evidenti. Per esempio: mi accorgo di essere meno distratto, e la concentrazione risulta facile. È come se avessi liberato Ram cerebrale. Come succede sotto la doccia o in volo sugli aerei, due luoghi offline (per adesso).

Non solo: capisco che la posta elettronica condiziona l’umore, portandoci continue informazioni inattese. Comunicazioni, inviti, proposte, proteste: le nostre giornate — filosofeggio — sembrano partite di ping-pong, occorre ribattere colpi che arrivano da ogni parte (sotto forma di mail). Da cinque giorni facciomeno cose, ma ho la sensazione di farle meglio. Scopro nuove attività, come guardare dal finestrino dell’automobile (invece di approfittare di ogni trasferimento per controllare la posta). Mi accorgo così che a Roma c’è neve lungo le strade. Non l’ha spalata tutta Alemanno.

Martedì 14 febbraio
Nel giorno di San Valentino mando sms a Ortensia, faccio colazione in albergo leggendo i giornali, osservo dopo decenni la strada verso Fiumicino. All’imbarco, in attesa del volo per Milano, siamo in due a non giocare con iPhone/ Blackberry/Android: il sottoscritto e un bambino di tre anni. Al «Corriere» passo in direzione, evitando Corriere. it, che potrebbe tentarmi. I colleghi chiedono «Come va?», e non è una formalità. L’idea di vivere senza Internet attrae e spaventa, come certi film o i cannoli siciliani.

Sull’«Herald Tribune» (di carta) leggo The new mantra for tech firm: All things to all people, all day. Si dice, in sostanza, che l’obiettivo di Google, Facebook e compagnia non è più quello di arricchire le nostre giornate, ma «possedere ogni nostro momento di veglia ». Preoccupante: ma soltanto da giovedì.

Mercoledì 15 febbraio
Ultimo giorno di esperimento, provo una vaga preoccupazione: perché non sono psicologicamente distrutto da una settimana di astinenza? Ci si abitua così in fretta alle privazioni? Ilmorbo luddista è entrato in me? Per distrarmi scrivo e detto al «Corriere» la consueta rubrica del giovedì. Riguarda Silvia Deaglio, figlia del ministro Elsa Fornero e dell’economista Mario Deaglio. Tito Boeri ne ha misurato l’impatto nel campo della ricerca su lavoce.info; chiedo di mandarmi testo via fax, suscitando — immagino — ilarità accademica.

Passa a trovarmi l’amico architetto Marco Ermentini, e si congratula per la settimana di digiuno digitale: trova punti di contatto con l’Accademia del Silenzio, di cui è uno dei fondatori. Tre diversi programmi televisivi mi chiedono di raccontare la mia esperienza: non posso, rispondo, l’ho promesso a Daria Bignardi, e non intendo sfidarne l’ira barbarica mostrandomi prima altrove. Però è curioso, penso, mentre la luce si spegne nel cielo turchese di Lombardia (così freddo quand’è freddo) e finisce la mia strana settimana, un po’ Bartleby e un po’ Marcovaldo: se non fare una cosa diventa una notizia, vuol dire che quella cosa la facciamo troppo, o la facciamomale. Sbaglio?

P.S. A mezzanotte torno su Twitter, che mi è mancato, più della posta elettronica. Qui ritrovo 183.618 persone (ehilà!), là 346 mail. Si annuncia un periodo impegnativo. Bene: per qualche giorno ancora, posso continuare a fare la vittima.

giovedì 23 febbraio 2012

il vento e la voce del silenzio

E' appena uscito il nuovo libro di Clara Sanchez, la scrittrice che ha dominato le classifiche del 2011 con il best seller: "Il profumo delle foglie di limone". Adesso Garzanti pubblica il suo romanzo "La voce invisibile del vento".
Questa è la copertina

Ed ecco con quali parole cattura i lettori:
Conosci la voce del silenzio?
Ti fidi del buio?
Ti fidi di te stesso?
Devi trovare una risposta,
o sarà troppo tardi

lunedì 20 febbraio 2012

silenzio parla il Silenzio

Il silenzio è il grido d’Amore del cielo stellato dove ogni uomo trova la sua culla per dondolare e il suo nido per volare.
Il silenzio è lo sbocciare della rosa nel grembo della madre terra per dire a tutti: ti amo. Il silenzio è la musica dell’anima dove si ascoltano le armonie celesti. Quando intorno e dentro di te tutto tace ascolti la voce di Dio che come un sussurro di vento leggero ti conduce su porti inaspettati. Il silenzio è uscire dall’inferno dei pensieri e la confusione dei sentimenti dove il volere, il potere e l’essere si annullano nell’unione con Dio. Nel silenzio ascolti il canto degli angeli e l’ardore del fuoco dello Spirito che come brezza di vento leggero ti conduce su oceani sconfinati dell’Amore di Dio.
Il silenzio è la goccia che cade dal cielo e penetra la membrana di pietra del tuo cuore e ti trasforma in un cuore nuovo e di carne per tutta l’umanità. Il silenzio è l’energia che dona forza al peso dei giorni e della vita. Chiudi gli occhi e tutte le apparenze che passano e sarai alle porte del Paradiso nella contemplazione del Volto dell’Amato. Quante distrazioni, rimorsi, paure, emozioni forti butta tutto nella tomba del tuo uomo vecchio che con l’aiuto della grazia diventa nuovo. Silenzio di chi ascolta e di chi parla e di chi custodisce la Parola come Maria: Vergine del silenzio che nell’attesa ha fatto la volontà di Dio e magnificando nel nascondimento la sua anima. Il silenzio è la notte oscura dell’anima dove si incontra il nostro tenebroso nulla nella luce del Tutto divino. Il silenzio è la soglia dell’inferno e del paradiso dove nel gioco della libertà umana si sceglie di essere felice per tutta l’eternità. Eterno Silenzio dove tutto muove e dove fai esistere ogni creatura donaci di gustare la dolcezza e la tenerezza del tuo Amore. Il cuore mi dice: silenzio parla il Silenzio sono nel turbine della confusione, il richiamo delle sirene del mondo e l’io che si mette al posto di Dio impediscono di sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda del silenzio.
Oh silenzio, linguaggio degli innamorati che si amano al di là delle parole dei pensieri di questo mondo, ma nello sguardo e nella fissità degli occhi esprimono la bellezza dell’amore che non ha bisogno di parole, pensieri, penne di scrittore, note di musicisti e pennelli di artisti, ma l’Amore vero è inesprimibile, inafferrabile e misterioso.
Il silenzio è il misterioso ponte che unisce il cielo e la terra e si intravede l’orizzonte dell’eternità. Chiudi gli occhi e la bocca, spegni il cuore dalle passioni mondane e calma la mente e vedrai che siamo fatti per il cielo e il nostro essere trova pace in Dio. In terra pregustiamo la gioia celeste ascoltando il silenzio che parla di luce e di eternità. C’è anche un silenzio di rispetto davanti al dolore umano, dove parla soltanto la carità che è discreta, umile e delicata. Infine c’è il silenzio delle galassie e quello delle stelle dove brilla la voce di Dio nel cuore confuso e affollato da tanti affetti e dal caos del microcosmo umano.
Ascolta il silenzio, perché parla il Silenzio.

giovedì 16 febbraio 2012

ascoltare i sassi

Riceviamo una segnalazione da Anna, che volentieri pubblichiamo:
"Vivo in un Paese dove ogni sasso ha molta più storia, molte più cose da raccontare di ciascuno di noi. Ascolto i sassi e serve silenzio per sentirli". Theo Angelopoulos

Anche un grande scrittore peruviano racconta, nel bellissimo libro I fiumi profondi, il bisogno di ascoltare i muri, la loro storia, con gli occhi e con le mani.
Scrive José Maria Arguedas: «Camminai davanti al muro, pietra dopo pietra. M’allontanai di qualche passo, lo contemplavo e m’avvicinavo di nuovo. Toccai le pietre con le mani; seguii la linea ondulata, imprevedibile, come quella dei fiumi, in cui si congiungevano i blocchi di roccia. Nel buio della strada, nel silenzio, il muro sembrava vivo; sui palmi delle mie mani, ardeva la giuntura delle pietre che avevo toccato»